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38 cosa che fa il cuore sollicito, e muove i pici dell’affetto ad andare nel luogo dove si truova la virtù: l’anima dunqne che non ò sollicita, segno è che non ama.

Convienci dunque amare virilmente e schiettamente, e senza mezzo della propria sensualità o d’alcuna creatura che abbia in sè ragione, e per giognere a questo dolce amore ci conviene aprire l’occhio dell’intelletto,

cognoscere, e vedere quanto siamo amati da Dio; ma ad avere questo cognoscimento ci conviene andare co’piei dell’affetto nella casa del vero cognoscimento di noi, perchè nel cognoscimento di noi si concepe 1’ odio verso la propria sensualità, e concepesi amore verso di Dio per la inestimabile sua carità che ha trovala dentro1 da sè; unde allora il cuore subito si leva con uno stimolo d’affocato desiderio, e va cercando in che modo possa più perfettamente spendere il tempo suo, parendoli sempre avere caro del tempo, perchè nel tempo si vede acquistare il tesoro, e perdere secondo che gli piace; e vedendo che in .neuno modo può giognere a vera virtù, se non col mezzo della carità del prossimo, la quale carità trasse dal cognoscimento di Dio, perocché nella bontà di Dio vide e cognobbe che ’l suo smisurato amore non si ’ distendeva pure a lui, ma ad ogni creatura che ha in sè ragione, ad amici ed a nemici.


II. Poniamo che s’ami più l’uno che l’altro, secondo che si truova l’affetto della virtù: il virtuoso ama per amore della virtù, ed in quanto elli è creatura; e lo ingiusto ed iniquo peccatore I’ ama sì perchè egli è creato da Dio, e sì perchè elli si parta dal vizio e venga alla virtù, e così diventa gustatore e mangiatore dell’anime per onore di Dio e per trarre l’anima dalle mani delle dimonia, si darebbe alla morte, e con sollecitudine fura il tempo a sè, cioè alla propria consolazione di qualunque consolazione si vuole, o nuova, o vecchia che sia, e dallo al prossimo suo: e però fu dello a quella serva di Dio, dicendo ella Signore mio, che vuoli tu che io facci, ed filli rispose: Dà 1 onore a me e la fatica al prossimo tuo.