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’7^ a Dìo eia fatica al prossimo; fatica dico corporale con molto sostenere e fatica mentale, cioè con dolore cd amaritudine offerire lagrime e sudori, umile e continua orazione con ausielato desiderio dinanzi a Dio, perocché io non veggo che per altro modo si plachi l’ira di Dio verso di noi, e s’inchini la sua misericordia; e con la sua’misericordia ricoverare tante pecorelle, che periscono nelle mani delle dimonia, se non per questo modo detto, cioè con grande dolore e compassione di cuore e con orazioni grandissime. E però io v’invito, carissimo padre, da parte di Cristo crocifisso, che ora di nuovo cominciamo a perdere noi medesimi, ed a cercare solo l’onore di Dio nella salute dell’anim

senza alcuno timore servile, o per pene nostre, o per piacere alle creature; o per morte che ci convenisse sostenere per neuna cosa mai allentare i passi, ma correre come ebbri d’amore e di dolore della persecuzione che è fatta al sangue" di Cristo crocifisso, perocché da qualunque lato noi ci volliamo, il vediamo perseguitare. Unde se io mi vollo a noi membri putridi, noi il perseguitiamo con molli difetti e con tante puzze di peccati mortali, e con l’avvelenato amore proprio, il quale avvelena tutto quanto il mondo; e se io mi vollo a’ministri del sangue di queslo dolce ed umile Agnello, la lingua non può anco narrare tanti mali e difetti. Se io mi vollo a’ministri, che sono al giogo deli obedienzia, per la maledetta radice dell’amor proprio che non è anco morta in loro, gli veggo tanto imperfetti, che neuno s’è condotto a volere dare la vita per Cristo cr ocifisso; ma più tosto hanno usalo il timore della morie e della pena, che il santo timore di Dio e la reverenzia del sangue. E se io mi vollo a’ secolari (/?)’die già hanno levato l’affetto del mondo, non hanno usata tanta virtù che si siano partiti dal luogo, o eletta la morie, innanzi che fare quello che non si debba fare; e questo essi hanno fatto per imperfezione, o essi il fanno con consiglio il quale consiglio, se io avessi a dare, io con-