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involi le pecorelle vostre. O quanto sarà dolce e soave a voi ed a me, se io vedrò che voi non curate nò morte, nè vita, nè onori, nè vituperio, nè scherni, nè ingiurie, nè alcuna persecuzione che il mondo vi potesse dare, o i sudditi vostri, e solo attendere e curare delle ingiurie che sono fatte a Dio. E qui ponete, padre carissimo, tutta la vostra sollicitudine, sicché dimostriate di essere un pastore buono ed uno vero ortolano: pastore per correggere ed ortolano per rivollere la terra sotto sopra, cioè rivollere la disordinata vita nell’ordinata, e divellerne il vizio, e piantarvi le virtù quanto sarà possibile a voi con l’adiutorio della dolce e divina grazia, la quale viene abondantemente all’ anima che averà fame e desiderio di Dio; e questa fame acquislaremo in sul legno della santissima croce, perocché in me trovarete l’Agnello svenato ed aperto per noi, con tanta fame e desiderio dell’onore del pailre e della salute nostra, che non pare che possa mostrare in effetto per pena nel corpo suo quanto elli ha desiderio di dare. Questo parbe, che elh volesse dire, quando gridò in croce sitio, quasi dicesse: Io ho sì grande sete della vostra salute, che io non mi posso saziare: datemi bere. Dimandava il dolce Jesù di bere coloro che elli vedeva che non participavano la redenzione del sangue suo, e non gli fu dato bere altro che amaritudine. Oimè, dolcissimo Padre!

continuatamente vediamo che non tanto al tempo della croce, ma poi ed ora continuamente ci addomanda questo bere, e dimostra continua sete. Oimè, disavventurala me: non mi pare che la creatura gli dia altro che amaritudine e puzza di peccati. Adunque bene ci dobbiamo levare con fame e sollicitudine a raguardare la fame sua, acciocché inebriata l’anima non possa altro desiderare, nè amare, se non quelloche Dio ama, ed odiare quello che Dio odia; e singularmcnte voi che sete pastore. Corri te, corrite, venerabile padre, senza negligenzia ed ignoranzia, perocché il tempo è breve ed è nostro.