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della penna altrui. Anzi non di rado accadeva, che in dettando sollevatasi sopra le penne del divino Spirito, rimanendo astratta da tutti i sensi, eccettochè dal parlare, ed in quel modo divisando con Dio e cogli uomini, alcune lettere componeva, che ad una per una in questi libri vedrai distinte. Leggi in fine quanto del suo modo mirabile di scrivere lasciò scritto d beato Raimondo nel primo prologo alla leggenda e tutti gli altri insigni scrittori, dei quali faremo altrove parola.

Salita che fu al cielo la santa vergine l’anno 1380, alcuni de’ sopraddetti scrittori e discepoli suoi ragunarono di qua e di là delle sue lettere e delle sue scritture.

Il beato Stefano Maconi, avendo trascritto il libro del Dialogo, ripose poi dietro a quello alcune Epistole ancora; ed un altra, più piena raccolta, stimiamo che ne facesse in certo volume che si trova nella Libreria della Certosa pavese1, del quale appresso parleremo. Il Buonconti pure non poche ne mise insieme, come si ha da un suo antico esemplare a penna, rimasto fra le più memorabili cose del cardinale Volunnio Bandinelli, oggi appresso il signor Volunnio suo erede e nipote. Un’altra piena raccolta se ne ha in un antico testo a penna nella Libreria di s. Pantaleo in Roma, e questa è delle più fedeli nell’ortografia e nella locuzione fra quante, ne abbiamo vedute: e per quello dalla forma del carattere si ravvisa, fu lo scrittore contemporaneo della santa.

Ma il beato Raimondo Capuano suo confessore, ne lasciò ai Domenicani di Siena due ben grossi volumi in pergamena politamente esemplati, ne’ quali quasi tutte le raccolte degli altri si contengono, e ciò fu pochi anni dopo morta la santa vergine, quando pel ministero del suo generalato, visitando l’Ordine, fermossi

  1. Testo a penna in pergamena nella cappella domestica del sig. Silvio Gori Pannellini in Siena.