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Il tempo in cui santa Caterina in questa rocca si trattenne, fu nell’anno 1377, cioè il 30 dell’età sua, come s’osserva nelle annotazioni alla lettera 90, e pare che ciò seguisse nell’avvento; siccome ella accenna nella lettera 178 al numero 2,che scrisse dalla Rocca d’Orcia, dove il miracolo intravvenne.

Incaricatasi dunque, più che mai, la santa Vergine per divino comandamento del suo apostolico ministero di raddurre, per mezzo delle sue lettere, le smarrite pecorelle all’ovile di Cristo (come già di poco alla romana residenza raddotto avea l’istesso ramingo supremo pastore) e non bastandole il vigore della complessione sua da tante penitenze macerata, fulle di mestieri tenersi in ajuto alcuni de’ suoi più savi e più sperimentati discepoli, fra tanti che ella n’avea d’ogni grado, d’ogni condizione e d’ogni sesso, i quali di suoi segretarj ebbero nome.

Il beato Raimondo suo confessore1 dice, che coloro, i quali principalmente scrivevano a sua dettatura, furono tre: non contandovi per avventura sè medesimo, il quale, senz’altro, secondo che la bisogna richiedeva, in quell’officio occupavasi, come leggerai nelle note alle lettere scritte a’ pontefici.

Uno de’ tre fu Barduccio di Pietro Canigiani nobile fiorentino, giovane chierico, a lei carissimo per l’uniformità del candore verginale, ch’esso nell’anima sua coltivava, unito a molte altre singolari virtù; e che poco a lei sopravvivendo lasciò un odore di sempre incorrotta vita, lasciandoci ancora una relazione del transito della santa Madre, che da noi è stata riportata in fine della leggenda volgarizzata dal beato Raimondo a fogl. 211 del secondo tomo di questa impressione. Veggansi le notizie di questo santo giovane nella terza parte della detta leggenda della santa, cap. 1, num. 10, e nell’annotazioni alla lettera 228, e quelle di sua famiglia nelle note alla lettera 233.

  1. Leggenda del beato Raimondo, part. III, cap. 2.