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libro secondo. 81


vegga il medesimo esser sempre ed in ogni cosa tal che non discordi da sè stesso, ma faccia un corpo solo di tutte queste buone condizioni; di sorte che ogni suo atto risulti e sia composto di tutte le virtù, come dicono i Stoici esser officio di chi è savio: benchè però in ogni operazion sempre una virtù è la principale; ma tutte sono talmente tra sè concatenate, che vanno ad un fine, e ad ogni effetto tutte possono concorrere e servire. Però bisogna che sappia valersene, e per lo paragone e quasi contrarietà dell’una talor far che l’altra sia più chiaramente conosciuta: come i buoni pittori, i quali con l’ombra fanno apparere e mostrano i lumi de’ rilievi; e così col lume profondano l’ombre dei piani, e compagnano i colori diversi insieme di modo, che per quella diversità l’uno e l’altro meglio si dimostra, e ’l posar delle figure contrario luna all’altra le ajuta a far quell’officio che è intenzion del pittore. Onde la mansuetudine è molto maravigliosa in un gentiluomo il qual sia valente e sforzato nell’arme; e come quella fierezza par maggiore accompagnata dalla modestia, così la modestia accresce e più compar per la fierezza. Però il parlar poco, il far assai, e’l non laudar sè stesso delle opere laudevoli, dissimulandole di buon modo, accresce l’una e l’altra virtù in persona che discretamente sappia usar questa maniera; e così intervien di tutte l’altre buone qualità. Voglio adunque che ’l nostro Cortegiano in ciò che egli faccia o dica usi alcune regole universali, le quali io estimo che brevemente contengano lutto quello che a me s’appartiene di dire; e per la prima e più importante, fugga, come ben ricordò il Conte jersera, sopra tutto l’affettazione. Appresso, consideri ben che cosa è quella che egli fa o dice, e ’l loco dove la fa, in presenza di cui, a che tempo, la causa perchè la fa, la età sua, la professione, il fine dove tende, e i mezzi che a quello condur lo possono; e così con queste avvertenze s’accomodi discretamente a tutto quello che fare o dir vuole,

VIII. Poi che così ebbe detto messer Federico, parve che si fermasse un poco, Allor subito, Queste vostre regole, disse il signor MoreLLo da Ortona, a me par che poco insegnino; ed.io per me tanto ne so ora, quanto prima che voi ce le mostraste; benchè mi ricordi ancor qualche altra volta averle