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libro secondo. 155


vano, e dicevano: E’ non è possibile che tu non ci vegghi; egli è una fantasia che tu t’hai posta in capo. — Oimè, replicava l’altro, che questa non è fantasia, nè vi veggo io altrimenti che se non avessi mai avuti occhi in testa. — Tu hai pur la vista chiara, — rispondeano li dui, e diceano l’un l’altro: Guarda come egli apre ben gli occhi! e come gli ha belli! e chi poria creder ch’ei non vedesse? — Il poveretto tuttavia piangea più forte, e domandava misericordia a Dio. In ultimo costoro gli dissero: Fa voto d’andare alla nostra Donna di Loreto devotamente scalzo ed ignudo, che questo è il miglior rimedio che si possa avere; e noi frattanto andaremo ad Acqua Pendente e quest’altre terre vicine, per veder di qualche medico, e non ti mancaremo di cosa alcuna possibile. — Allora quel meschino subito s’inginocchiò nel letto, e con infinite lacrime ed amarissima penitenza dello aver biastemato, fece voto solenne d’andare ignudo a Nostra Signora di Loreto, ed offerirle un pajo d’occhi d’argento, e non mangiar carne il mercore, nè ova il venere, e digiunar; pane ed acqua ogni sabbato ad onore di Nostra Signora, se gli concedeva grazia di recuperar la vista. I dui compagni, entrati in un’altra camera, accesero un lume, e se ne vennero con le maggior risa del mondo davanti a questo poveretto; il quale, benchè fosse libero di così grande affanno, come potete pensare, pur era tanto attonito della passata paura, che non solamente non potea ridere, ma nè pur parlare; e li dui compagni non faceano altro che stimolarlo, dicendo, che era obligato a pagar tutti questi voti, perchè avea ottenuta la grazia domandata.

LXXXVII. Dell’altra sorte di burle, quando l’uomo inganna sè stesso, non darò io altro esempio, se non quello che a me intervenne, non è gran tempo: perchè a questo carneval passato, Monsignor mio di San Pietro ad Vincula, il qual sa come io mi piglio piacer, quando son maschera, di burlar Frati, avendo prima ben ordinato ciò che fare intendeva, venne insieme un dì con Monsignor d’Aragona ed alcuni altri cardinali a certe finestre in Banchi, mostrando voler star quivi a veder passar le maschere, come è usanza di Roma. Io, essendo maschera, passai, e vedendo un Frate