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Pagina:Carlo Rosmini Ragionamento degli Scrittori Trentini 1792.djvu/5


di Carlo Rosmini 5

questo il mal maggiore ch’oggi imputar si possa all’Italia, la quale può accusarsi più ancora di non avere niun gusto, che d’avere un gusto cattivo. E in fatti, se si eccettuano, com’è pur dovere, alcune poche opere originali che posson far fede, che i sommi ingegni mai non venner qui meno, da’ libri ch’escon giornalmente de’ torchj, puossi egli formare un adeguato giudizion del gusto che or domina nella nostra nazione? No, per mio avviso. Perciocchè o sono sfibrate canzonette mestastasiane, o sonetti in aria di trattati, e compendj, che di cronologia, di dommi teologici fanno pompa, e d’ogni altra cosa fuor che d’eleganza e poetica felicità: o turgidi e vacui elogi, e liriche e fatue tragedie, e scipite commedie, e rozze istorie disordinate, e fucosi romanzi, e trattati morali di filosofici vocaboli ridondanti, ma di sana filosofica sostanza affatto privi; da’ quali libri è impossibile il giudicare qual sia il gusto ora più caro e più seguitato dagl’ingegni italiani. Perciocchè se vogliasi esaminare lo stile in che sono scritti, ove secco e saltellante il ritrovi ed epigrammatico; quando gonfio romoroso e discordante; ora d’orientali metafore, e di vocaboli esotici pieno, e il più spesso poi basso, fiacco, lezioso, negletto e disuguale, dando talvolta un libro solo l’esempio di tutti gli stili possibili, fuor che del buono,