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Pagina:Carlo Rosmini Ragionamento degli Scrittori Trentini 1792.djvu/15


di Carlo Rosmini 15

delle Città, ove non solo i primi luminari, che in quelle fiorirono, ricordansi, ma gl’ingegni altresì subalterni, che con qualche non però frivolo attestato o manoscritto, od a stampa dierono prove de’ loro geniali studj. E anche quì non possiamo a buona ragione dolerci che questa verità nun sia stata in parte almen conosciuta. Poche sono le Città d’Italia, che la loro storia letteraria non vantino. Ma pure nell’esecuzione di queste storie parmi sia corso un abuso grandissimo, colpa del quale, ciò che dovrebbe essere per se medesimo pieno d’utilità, o inutil diventa, o per avventura anche nocevole. L’abuso di cui parlo si è il costume introdotto di far menzione in esse non solo de’ buoni scrittori, che buoni esser possono anche i mediocri, non solo degli scrittori corrotti, che anche in mezzo alla lor corruzione dati aver possono saggi di molto ingegno, e avere scritte cose utilissime; ma d’ogni scrittore qualunque ei si fosse, ed autore d’ogni piccola cosa, e per fin d’un sonetto, d’un madrigale, e d’un epigramma, e anche questi cattivi: il qual metodo per mio avviso e disanima i buoni, e dà ansa agl’insulsi ed ignoranti scrittori. Quelli perchè confusi si veggono e al parallelo messi d’ogni facitore di scorbi, questi perchè per ogni cosa cattiva e frettolosa che faccian sicuri già sono d’essere registrati ne’ fasti della Civica letteratura.