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tutte le pattuglie e le piccole azioni di sorpresa, ogni reggimento, che aveva già le sue squadre di «Esploratori» e «Tagliafili», istituì dei Nuclei di soldati che per essersi distinti in fatti di guerra vennero battezzati «Arditi» e a cui venne dato un contrassegno da portare sulla manica della giubba: un «V» ed un «E» intrecciati e sottolineati dal nodo di Savoia.

Fu questo il primo passo timido verso l’inevitabile rivoluzione cui tendeva il nostro organismo militare.

Esso tendeva sopratutto a separare nettamente la massa combattente in due categorie: quelli che avevano più attitudine per l’attacco; e quelli che meglio si adattavano alla resistenza. Da una parte i più giovani, gli spensierati, gli scapigliati, gli spregiudicati, gli irrequieti, i violenti, gli scontenti, i superatori, i passionali, i frenetici e gli sfrenati, i ginnasti e gli sportmen, i mistici e gli sfottitori, gli avanguardisti di ogni campo della vita, i futuristi di cervello o di cuore o di muscoli. Dall’altra gli anziani, i padri di famiglia, i lenti, i pesanti, i passivi, gli sfiduciati, i pigri, magari in gran parte buoni soldati, ma più adatti all’obbedienza che all’iniziativa, più fermi al loro posto che impazienti di scattare, ottimi puntelli per le trincee, ma poco idonei allo sbalzo in avanti.


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