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fu qui Vitruvio Cerdone, come ben mostrano le reliquie dell’arco che abbiamo di lui. Se fosse opera sua l’anfiteatro, nè ardirei asserir francamente, nè di negare; ma la congettura n’è per certo molto ragionevole.

Molt’altre interpretazioni ausiliarie all’assunto mio, parte intorno alla cronologia di questo ramo d’istoria, e parte sopra i viaggi delle legioni ho omesso di rapportare, perciò che tropp’oltre condotto m’avrebbero colla diffusion de’ preamboli indispensabili all’intelligenza di esse. Mi sono contentato di trattenermi sopra de’ più importanti argomenti, che formano la radice della ricerca, riducendo a miglior lume coll’esame de’ fatti, e determinando col giudizio delle prove l’origine di un monumento, che preservato in onta al furore, e l’ignoranza de’ secoli, sussiste a ricordanza dell’antica gloria dell’arti, ed è tutto giorno di meraviglia agli estranei, che ad ammirarlo concorrono. E per non tacere i recenti suoi massimi onori trassero insieme in questo corrente anno in Verona, e ciò espressamente per osservare la nostra Arena, la Sacr. Ces. Maestà di Giuseppe II.