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INTRODUZIONE III


gnor Leonida di fronte alla reazione; Una lettera smarrita e Dal Carnevale, come pure nei molti schizzi umoristici raccolti nel volume Momente egli ci descrive con una rara potenza di osservazione e con un brio insuperabile i più svariati aspetti del sobborgo romeno. Gente rozza, che essendosi arricchita desidera imitare la vita dell’aristocrazia, mariti privi di dignità e mogli svergognate, politicanti furbi o ignoranti, impiegati corrotti, studenti di legge che fanno discorsi demagogici, giornalisti e cronisti che non fanno che imbrogli, madri che non sanno educare i loro figli, mercanti che discutono di politica, vecchi pensionati che spiegano alle comari i risultati del governo repubblicano portando come esempio tipico dei suoi effetti Galibardi al quale il Papa chiederebbe per guadagnarsene l’amicizia niente di meno che di far da padrino al battesimo del figlio, lotte elettorali, vita pubblica e privata, attitudini, sentimenti ridicoli, tutto ciò è descritto dal Caragiale con uno stile plastico sconosciuto nella letteratura romena fino a lui. Egli pone in ridicolo tutte le classi sociali fuorché i contadini, i quali soli sono, secondo lui, degni di servire come materiale da tragedia, grazie ai loro sentimenti forti e serii, come vediamo nel potente dramma psicologico: Mala sorte; egli considera i contadini i soli uomini del mondo romeno.

A lui si debbono anche le novelle: Cero di Pasqua, Peccato e All’osteria di Mânjoala tradotte in italiano da C. Petrescu.1 Queste novelle sono studii profondi di intuizione, ricchi di descrizioni incisive e fiorite.

  1. Lanciano, Carabba, 1914.