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attorno a loro, tutto moriva attorno a loro. Non si potevano affezionare a nulla e a nessuno, che già se lo vedevano portar via dalla morte.

Passarono più di mille anni. Marito e moglie erano sempre gli stessi, impresciuttiti; ma ora, sedendo davanti la porta al sole, non badavano più ai bambini che facevano il chiasso; non ripetevano più: Ricordi, marito mio? Ricordi, moglie mia? Sbadigliavano:

— Oh, Dio, che noia!

— Sempre la stessa storia! —

Non ne potevano più. Avevano visto tante e tante cose, tanta gente, tanti avvenimenti: guerre, fami, pestilenze, feste d’ogni sorta, cose belle, cose tristi, tante, tante, tante! Ma, infine, gira e rigira un continuo nascere, un continuo morire; gira e rigira, sempre quella! Non ne potevano più; si sentivano sazii di esser vissuti tanto, stanchi di vivere ancora.

— Che facciamo, moglie mia! Io vorrei morire.

— Anch’io. Chiamiamo la morte. Se non la chiamiamo, non viene. —

E la chiamarono ad alta voce:

— O Morte! O Morte! —

Accorse, scheletrita, con la falce in mano.

— Che volete da me?