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la padellina 253


dietro la porta di quella casa, e appena l’odore delle pietanze cominciava a spandersi, si vedevano mille e mille nasi per aria annusare avidamente, e da lì a poco scoppiavano dei grand’Ah! di soddisfazione, come dopo un desinare copioso.

I corrieri reali eran partiti subito alla ricerca del Reuccio, ma le settimane passavano, nessuno di essi tornava, e l’odore intanto veniva meno di giorno in giorno con gran terrore del Re e della Regina che non era ancora ristabilita in salute. La gente, preso gusto a quel genere di desinare così buono e che non costava niente, malediva quegli stupidi corrieri incapaci di trovare il Reuccio. Una mattina, inaspettatamente, ecco uno dei corrieri e poi un altro e poi un altro, scalmanati, sfiniti.

— Avete trovato il Reuccio?

— Non l’abbiamo trovato. —

Due giorni dopo, ecco l’ultimo più scalmanato e più sfinito degli altri.

— Hai trovato il Reuccio?

— No, ma ho trovato chi sa dov’è. È un pastore che guarda le pecore laggiù laggiù. Disse: Indovinami prima quest’indovinello e poi saprai dov’è il Reuccio. Non l’ho indovinato e non me l’ha detto.