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seria, senza guadagno alcuno, se la scialavano a quel modo? —

Le ciarle giunsero fino all’orecchio del Re. Giusto in quei giorni la Regina s’era ammalata con un’inappetenza che non le permetteva di prendere nessun cibo, e i medici non sapevano come rimediarvi. La Regina avrebbe voluto qualcosa da ristorarla col solo odore, e il cuoco si stillava il cervello per contentarla. Ma davanti alle pietanze più squisite, la Regina torceva il capo nauseata:

— Portatele via; mi si rivolta lo stomaco. —

Il Re, che aveva sentito parlare del buon odore delle pietanze di quei contadini, disse ai medici:

— Proviamo a far preparare il pranzo della Regina da costoro. Forse, per la stranezza, lo gradirà. —

E mandò a chiamare la ragazza.

— Vuoi essere la cuoca della Regina?

— Come piace a Vostra Maestà.

— Vieni ad abitare nel palazzo reale.

— A un patto, Maestà. In cucina, con me, dovrà starci soltanto mio padre.

— Soltanto tuo padre. —

Giunta l’ora del desinare, la ragazza si presentò alla Regina: