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mastro acconcia-e-guasta 131

— Oh, mastro Acconcia‐e‐guasta dev’essere un Mago! —

Il Re spedì le guardie e se lo fece condurre davanti:

— Che è questo, mastro Acconcia‐e‐guasta? I vostri arnesi parlano e mangiano; come mai? —

Colui si strinse nelle spalle, e tirò una presa di tabacco.

— Se non svelate il mistero, vi faccio tagliare la testa.

— Che mistero o non mistero, Maestà! Essi sono i miei figli.

— E perchè ridotti in quello stato?

— Per aiutarmi a buscarci il pane. —

Il Re gli credette, e ordinò che gli restituissero ogni cosa.

— Badate però di non dire più: Ho la bocca come lui! Ve ne pentirete. —

Mastro Acconcia‐e‐guasta riprese a lavorare. Ma gli avventori diventarono scarsi; la gente avea paura di aver che fare con lui. Invano egli andava attorno per le vie, gridando a ogni quattro passi:

— C’è mastro Acconcia‐e‐guasta! Chi ha roba da guastare e da acconciare! —

Nessuno lo chiamava.