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pelli mal ravviati, con quelle mani scarne, con quegli occhi senza vita!... E non si lagnava, nè si rassegnava, indifferente... Era il suo cattivo destino... Doveva essere così!... Lo aveva già previsto!...

Oh, no, non era così!... La sua giovinezza fioriva tuttavia, il suo povero cuore palpitava ancora!... Il Mochi la trattava da figliuola, poco esigente... Chi del resto, nell’intimo, le impediva d’amare un altro?... Il passato le ritornava alla mente come un conforto...Quel ballo, quella canzone napoletana, quella terrazza al lume di luna e quel giovane bruno dagli occhi neri, dai capelli neri e crespi, che le mormorava nell’orecchio parole dolcissime, indimenticabili... Ma non commetteva ella, a quel modo, un’infedeltà senza scusa?... E Andrea perchè veniva a cercarla fin nella solitudine dove volontariamente s’era condannata?... Che pretendeva dunque?... No, non era generoso!... Voleva abusare della propria forza, della fragilità di lei?... Ed ella resisteva, lottando, mascherando con la bruschezza la debolezza che invadevala... Sarebbe stata un’indegnità!... E fiera della sua vittoria, si attaccava ancor più al suo liberatore, al suo benefattore... Non lo chiamava mai suo marito.

I tocchi di un orologio che arrivavano lenti e fiochi, come da una gran lontananza, la riscuotevano qualche volta. Per terrore di quel silenzio turbato un istante, rivolgeva gli occhi alla palla di porcellana dentro cui la fiamma della lampada guizzava, a intervalli, con luce fredda, rischiarando i mobili scuri, dando un aspetto strano ai disegni della tappezzeria. Poi i suoi occhi attratti, tornavano, verso quell’angolo, dove l’ombra si addensava; e da lì a poco l’allucinazione riprendeva il suo corso.

... Che! Che! Quel vecchio assorbiva il giovane ri-