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al santuario 137


— Sputandoti in viso il nostro odio, il nostro disprezzo! — soggiunse Rosselli.

Non c’era via di scampo; si sentivano presi; qualunque loro movimento in quel ristrettissimo spazio voleva dire la morte. E colui, brandendo l’arma, minacciava, ripetendo:

— Buttatevi! Buttatevi!

Senonchè la sua voce più non era imperiosa, sicura. Di fronte a quel deciso contegno, davanti a quell’altera proclamazione del loro amore e alla gioia di morire insieme si sentiva sfuggire la piena sodisfazione della vendetta; e quando li vide, avvinghiarsi in un abbraccio e incollare in un violento bacio le loro labbra, chiudendo gli occhi, indietreggiando, indietreggiando lentamente, quasi per assaporare in quel modo la dolcezza della morte imminente, Egidio Tonghi buttò la rivoltella e, senza sapere quel che facesse, emise un rauco grido:

— No! No! Fermatevi!

Troppo tardi!

Il vecchio frate, vistolo ricomparire solo, domandò:

— E gli altri due?