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Mi spingevo in là senza parere, quando l’improvviso scostarsi di alcuni ciottoli sui quali poggiavo il gomito accelerò il movimento, e la mia guancia si posò su la mano di lei... che non si mosse!

Allora non mi mossi nemmeno io. Cominciai ad accarezzargliela con tenere pressioni, che mi facevano gustare tutta la delicatezza della pelle. Avevo già perduto ogni conoscenza di me stesso.

Alzai gli occhi. Ella, avvertito forse quel movimento, chinava in quel punto il viso dalla mia parte, con le labbra semiaperte al sorriso quasi ebete che rivela il venir meno della persona per eccessiva commozione, con le pupille lampeggianti di sensualità.

— Claudio!... Claudio!... disse dolcemente, languidamente.

Ero già levato sui ginocchi e la stringevo tra le braccia, soffocandola dai baci.

Fu un minuto.

— Fortuna che nessuno ci abbia visti! — esclamò Emilia quando, rientrato quasi repentinamente in me, le sciolsi le braccia dal collo.

E rise, con un riso allegro, sonoro, che in quel punto mi parve tristamente triviale. Non c’era in esso nessun’eco della profonda commozione, che doveva agitarle tutto il corpo, ma contentezza, appagamento, scoppio di sodisfazione volgare....

Avrei preferito che quella pigra ondata del mare, morente sui sassi, si fosse a un tratto levata su sdegnosa e mi avesse travolto e annegato; avrei preferito che, mentre ricercavo avidamente la sua bocca e la stringevo al mio petto, Paolo fosse comparso all’improvviso sul ciglio della spiaggia e mi avesse fulminato con una parola, o mi si fosse slanciato addosso con furore di amico e di amante tradito. Niente! L’onda continuava il monotono mormorio; il silenzio