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però addosso gli orfani di suo fratello avvocato, tre ragazze e due maschi....

Ma questo non c’entra.

L’importante è il sapere che, a trent’anni, don Ciccio Curti riteneva le donne simili alle mosche e che le cacciava via: Sciù! Sciù!

Eppure, come contadino ripulito, era quasi un bel giovane. Avrebbe trovato parecchie donne pronte a sposarlo. Dava occhiate di qua, occhiate di là; non era fatto di legno! Appena però si accorgeva che quelle occhiate potevano esser prese sul serio, smetteva.

Per un uomo di trent’anni, questo gran riserbo faceva specie.

Fece maggiormente specie quando si seppe che ogni sera una vecchierella, sua vicina di casa, era incaricata di chiudergli la porta a doppia mandata e di aprirgliela all’alba.

Durava da un bel pezzo senza che ne fosse trapelato niente; ma una mattina, aspetta aspetta....

Don Ciccio si affaccia alla finestra. Vede che la porta della casetta terrena della sua «carceriera» è ancora chiusa e si rassegna ad attendere fino a mezzogiorno.

Viene un parente della vecchia. Picchia, ripicchia. Nessuno risponde.... Per farla breve, nella nottata la vecchierella era morta di sincope.... E don Ciccio fu costretto a dire:

— Badate: a un chiodo dev’esserci appesa la chiave della mia porta.... Fatemi il favore....

Chi rideva, chi fantasticava tante cose. Si faceva chiudere la porta di casa a doppia mandata.... perchè? Nessuno riusciva a indovinarlo. E se qualcuno glielo domandava, don Ciccio rispondeva con una spallucciata. Giacchè morta la vecchia, egli aveva trovato sùbito un’altra «carceriera», attenta, pa-