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— Un consiglio si può dare facilmente; non così venti, cinquanta lire. Ho dato tanti buoni consigli da che sono invecchiato!

— Ne dia uno a me, caro professore.

— Dica, dica pure.

— Ha fatto colazione? No? Venga a prendere un boccone in mia compagnia nel vicino ristorante. Potremo parlare con comodo.

Romano aveva osato la inutile precauzione di avvertire il professore che egli lo consultava non per sè, ma per conto di un amico.

— Capisco, capisco! E poi?...

Il professore lo interrompeva di tratto in tratto, continuando a mangiare, chino verso il vassoio da cui ritirava dei supplementi alla sua porzione, intento a versarsi replicati bicchieri di vino.

— Capisco, capisco.... Ma....

Romano, che assaggiava appena le pietanze, non vedeva l’ora di arrivare al caffè per sentire finalmente il consiglio del suo commensale. Il quale intanto si sfogava con la frutta e col formaggio, e non ripeteva più: — Capisco, capisco! — quasi si fosse scordato dello scopo per cui era stato invitato a colazione. Prima di sorbire il caffè egli aveva acceso uno dei grossi avana, che il cameriere gli aveva deposti davanti in un piatto assieme con altri sigari, e si era rovesciato con la testa su la spalliera della seggiola assaporando beatamente il piacere del fumo.

— Dunque, caro professore? — fece Romano.

— Ecco, ecco... Veramente, dopo così lauta colazione.... lei mi ha tentato, e a tentazioni come questa ho la debolezza di non saper resistere; veramente, dopo così lauta colezione.... Lei, intanto, ha mangiato poco. Avrei dovuto imitarlo... voglio dire che la mente s’intorpidisce e non è nella miglior condizione di dare