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stata a quell’uomo veduto allora per la prima volta e gli aveva detto, tremando: — Babbo, dammi un bacio! — Quel signore, baciatala, accarezzatala e compratele delle chicche, le aveva detto: — Va’ va’ — E non lo aveva più riveduto. E non ne aveva più saputo notizia!...

— Ma perchè le racconto queste malinconie? Addio, addio.... Scappo.

— Senza pagar nulla?

Renato se la fece sedere sui ginocchi, vincendone la riluttanza:

— Voglio il mio obolo, il mio solito bacio....

— Mi lasci andare!

E quando la Luigia non fu più lì, egli rimase pensoso, sotto un’impressione che non sapeva spiegarsi, affatto nuova per lui.

Era strano. Quel corpicino magro non lo turbava più. La viva sensazione di quei baci era già diventata qualcosa di puro, di spirituale. Gli pareva quasi impossibile. E come lo metteva di buon umore ogni visita della bella bruttina! Sotto quell’apparente allegria, però, chi sa quanti e quali dolori!

Infatti, in certi giorni, lo sforzo della poverina era troppo evidente. Quegli occhi avevano pianto; quel pallore, che il suo solito sorriso non riusciva a velare, raccontava miserie, ch’ella nascondeva pudicamente e alteramente in fondo al cuore.

Renato la prendeva tra le braccia, con aria di scherzo:

— Via, confessati all’amico, al camerata. Se ti occorresse, per caso, qualche sommetta.