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Pagina:Canti di Castelvecchio.djvu/79



il ciocco 63


   Questa, la morte! questa sol, la tomba...
se già l’ignoto Spirito non piova
con un gran tuono, con una gran romba;

e forse le macerie anco sommuova,
e batta a Vega Aldebaran che forse
dian, le due selci, la scintilla nuova;

e prenda in mano, e getti alle lor corse,
sotto una nuova lampada polare,
altri Cigni, altri Aurighi, altre Grand’Orse;

e li getti a cozzare, a naufragare,
a seminare dei rottami sparsi
del lor naufragio il loro etereo mare;

e li getti a impietrarsi e consumarsi,
fermi i lunghi millenni de’ millenni
nell’impietrarsi, ed in un attimo arsi;

all’infinito lor volo li impenni,
anzi no, li abbandoni all’infinita
loro caduta: a rimorir perenni:

alla vita alla vita, anzi: alla vita!

   Io mi rivolgo al segno del Leone
dond’arde il fuoco in che si muta un astro,
alle Pleiadi, ai Carri, alle Corone,
indifferenti al tacito disastro;

ai tanti Soli, ai Soli bianchi, ai rossi
Soli, lucenti appena come crune,
ai lor pianeti, ignoti a noi, ma scossi
dalla misterïosa ansia comune;