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Pagina:Canti di Castelvecchio.djvu/54


38 la canzone della granata


Un vecchio ti prese, recise;
   legò; ti privò della bella
semenza tua rossa; e ti mise
   nell’angolo, ad essere ancella.

E in casa tu resti, in un canto,
   negletta qui come laggiù;
ma niuno è di casa pur quanto
      sei tu.

III


Se t’odia colui che la trama
   distende negli alti solai,
l’arguta gallina pur t’ama,
   cui porti la preda che fai.

E t’ama anche senza, chè ai costi
   ti sbalza, ed i grani t’invola,
residui del tempo che fosti
   saggina, nei campi già sola.

Ma più, gracilando t’aspetta
   con ciò che in tua vasta rapina
le strascichi dalla già netta
      cucina.

IV


Tu lasci che t’odiino, lasci
   che t’amino: muta, il tuo giorno,
nell’angolo, resti, coi fasci
     di stecchi che attendono il forno.