Apri il menu principale

Pagina:Canti di Castelvecchio.djvu/46


30 notte d’inverno


E un’altra, ed un’altra — Non essa
m’annunzia che giunge? — io domando.
— Quest’altra! — Ed il treno s’appressa
        tremando tremando
        nell’oscurità.

Sei tu che ritorni. Tra poco
ritorni, tu, piccola dama,
sul mostro dagli occhi di fuoco.

Hai freddo? paura? C’è un tetto,
c’è un cuore, c’è il cuore che t’ama
qui! Riameremo. T’aspetto.

Già il treno rallenta, trabalza,
sta... Mia giovinezza, t’attendo!
Già l’ultimo squillo s’inalza
         gemendo gemendo
         nell’oscurità...

E il Tempo lassù dalla torre
mi grida ch’è giorno. Risento
la tromba e la romba che corre.

Il giorno è coperto di brume.
Quel flebile suono è del vento,
quel labile tuono è del fiume.

È il fiume ed è il vento, so bene,
che vengono vengono, intendo,
così come all’anima viene,
         piangendo piangendo,
         ciò che se ne va.