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Pagina:Canti di Castelvecchio.djvu/249



note 233


L’ALBA DEL MALATO



Ecco, fratello, l’ora in cui discende
a te, dopo i notturni incubi, il pio
refrigerio del sonno. Lieve stende
l’ala sua blanda sopra te l’oblio.

Intanto la fugace alba s’accende
lungo l’Italia, nel cospetto mio:
e il sole spunta e tremulo già pende
su l’Aspromonte e poi s’inalza. E io

così lo prego e così dico: O sole!
un raggio della tua fulgida vita
manda là, su quel letto di dolore:

su quella fronte che gli brucia e duole;
su quella guancia smorta e dimagrita;
e dentro dentro il suo nobile cuore!


Messina, maggio, 1898.