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Pagina:Canti di Castelvecchio.djvu/246


230 note

consente con me che la poesia è contemplazione, e che non è mai troppo tardi contemplare, e perciò poetare.

E a me pensi Gabriele Briganti risentendo l’odor del fiore che olezza nell’ombra e nel silenzio: l’odore del “gelsomino notturno„ In quelle ore sbocciò un fiorellino che unisce (secondo l’intenzione sua), al nome d’un dio e d’un angelo, quello d’un povero uomo: voglio dire, gli nacque il suo Dante Gabriele Giovanni.

“La Fonte di Castelvecchio„ che fu offerta al Sindaco di Barga, Giulio Giuliani, sia, con altre poche, per ora, l’espressione della mia gratitudine alla Terra di Barga e a tanti suoi cittadini che mi vogliono bene: a Giulio Giuliani, a Salvo (ahimè! egli non vede questa seconda edizione!) e Giuseppe Salvi, ad Alfredo Caproni, a Raffaello Cantella, ad Enrico Nardini, a Luigi di Giulio Stefani, a Italiano Capretz, ad altri molti, e particolarmente alla memoria lacrimata di Antonio Mordini.

Infine “il Ritorno a San Mauro„ (i cui primi quattro Canti furono pubblicati in una gioia familiare di lui) sia particolarmente caro al sindaco di San Mauro, a Leopoldo Tosi, grande nome di lavoratore, che regge appunto ora quella Torre in cui tubarono le tortori, il dieci d’agosto... Quei canti dicano alla memoria del principe Alessandro Torlonia e della sua piissima figlia Anna Maria, i quali ci aiutarono nella nostra orfana fanciullezza e onorarono d’una bella lapide il mio povero babbo, dicano a queste buone memorie, e dicano al mio gentile