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Pagina:Canti di Castelvecchio.djvu/243



note 227

se si lascia la tovaglia su la tavola, vengono i morti (pag. 67-68); che le ragazze di questi monti, quando vedono le prime serpi dell’anno, buttano la pezzola in aria (pag. 77). Un’esperienza che tutte possono fare, è quella del fiore reciso, che si apre, se si mette al sole (pag. 81-82). Un’altra, altrettanto facile, è quella dell’Or di notte. Prèstino l’orecchio, e le lettrici in campagna sentiranno, nella prima ora di notte, quando già il silenzio è grande, la campana della parrocchia sonare tre tocchi, poi cinque, poi sette. E se vengono a Caprona, sentiranno, un’ora prima, il suono della schilletta o squilletta.

E a Caprona si faranno raccontare dallo Zi Meo la storiella dello spazzacamino e dello stacciaio (pag. 23-4), che si trovarono a gridare a Perpoli, un paesettinó della Garfagnana posto su un cuccurello di monte. Si picchiarono, quei due poveri uomini!

Per rendere poi a ognuno il suo, confesso che è di Catullo il canto La nonna (a pag. 35): Cana... anilitas Omnia omnibus annuit. E per un mio sfogo di amor fraterno, osservo ai governanti d’Italia, ch’essi fanno molto male ad aprir la caccia, voglio dire la distruzione degli uccelletti utili e belli, il giorno di Santa Maria, cioè il 15 d’agosto (pag. 151). Ritardino l’apertura d’un mese! di quindici giorni, almeno! Tra gli uccelletti utili non ve n’ha di più utili delle verle o averle, che si nutrono solo d’insetti. Ebbene a quella stagione i verlorotti o farlotti non sono ancora ben volastri. E se ne fa scempio.

Castelvecchio di Barga 10 agosto 1903..