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Pagina:Canti di Castelvecchio.djvu/23



la poesia 7

da tutta la villa, e il saluto
del colle sassoso e del rivo
sonante di canne:

e incende, il mio raggío, di sera,
tra l’ombra di mesta viola,
nel ciglio che prega e dispera,
la povera lagrima sola;
e muore, nei lucidi albori,
tremando, il mio pallido raggio,
tra cori di vergini e fiori
di maggio:

IV


o quella, velata, che al fianco
t’addita
la donna più bianca del bianco
lenzuolo, che in grembo, assopita,
matura il tuo seme;

o quella che irraggia una cuna
- la barca
che, alzando il fanal di fortuna,
nel mare dell’essere varca,
si dondola, e geme -;

o quella che illumina tacita
tombe profonde - con visi
scarniti di vecchi; tenaci
di vergini bionde sorrisi;