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Pagina:Canti di Castelvecchio.djvu/22


6 la poesia


II


la lampada, forse, che a cena
raduna;
che sboccia sul bianco, e serena
su l’ampia tovaglia sta, luna
su prato di neve;

e arride al giocondo convito;
poi cenna,
d’un tratto, ad un piccolo dito,
là, nero tuttor della penna
che corre e che beve:

ma lascia nell’ombra, alla mensa,
la madre, nel tempo ch’esplora
la figlia più grande che pensa
guardando il mio raggio d’aurora:
rapita nell’aurea mia fiamma
non sente lo sguardo tuo vano;
già fugge, è già, povera mamma,
lontano!

III


Se già non la lampada io sia,
che oscilla
davanti una dolce Maria,
vivendo dell’umile stilla
di cento capanne:

raccolgo l’uguale tributo
d’ulivo