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Pagina:Canti di Castelvecchio.djvu/174


158 il mendico

II

Ma in tanto che, ombrato da un velo,
nell’acqua il lavoro suo fiotta,
tra l’urto dei cirri del cielo
s’è rotta
la tenue gugliata.

Egli alza la testa. Il suo filo
s’è rotto; e si sente dai tufi,
dall’inaccessibile asilo
dei gufi,
la morte che fiata.

E piccolo il sole che muore,
gli appare traverso la cruna
dell’ago. Egli dice nel cuore:
— Ti lodo. Fortuna!

III


Nel mondo a te piacque gettare
tuo figlio, terribile e gaia,
siccome al fanciullo, nel mare,
la ghiaia
che sbalzi su l’onde.

Ma tutto m’hai dato a ch’io viva:
la mano, che regge la croce,
il piede, che mai non arriva,
la voce,
cui niuno risponde.