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Pagina:Canti di Castelvecchio.djvu/158


142 la mia malattia


dolci parole dette per gli assenti
al buon Gesù, dette per me: preghiere
perchè in pace riposi e m’addormenti.

Prega, e vuol ch’io ripeta. Quelle sere,
nulla, o diceva: "Dormi, ch’hai la voce
debole; è meglio ora per te tacere,

dormire; fatti il segno della croce„

III


Io pensava: — Ma dunque ella non crede
più, tanto? Che sarà della sua vita,
un vilucchio avvoltato alla sua fede?

E pensando, alla mente illanguidita
io richiamava le devozioni
già dette con le mie tra le sue dita.

E ricordai che tra quei fiochi suoni
che a un Angiolo bisbiglia che li porti
su, c’era il Requiem; c’era anche: Vi doni

nostro Signore eterna pace, o morti!

IV


Morti che amate, morti che piangete,
morti che udivo camminar pian piano
nella mia, nella sua stanza a parete: