Apri il menu principale

Pagina:Canti di Castelvecchio.djvu/148


132 temporale


E l’acqua cade, a grosse
goccie, poi giù a torrenti,
   sopra i fumidi campi.

S’è sfatto il cielo: a scosse
v’entrano urlando i venti
   e vi sbisciano i lampi.

Cresce in un gran sussulto
l’acqua, dopo ogni rotto
   schianto ch’aspro diroccia;

mentre, col suo singulto
trepido, passa sotto
   l’acquazzone una chioccia.

Appena tace il tuono,
che quando al fin già pare,
   fa tremare ogni vetro,

tra il vento e l’acqua, buono,
s’ode quel croccolare
   co’ suoi pigolìi dietro.