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Pagina:Canti di Castelvecchio.djvu/127


IL POETA SOLITARIO



O dolce usignolo che ascolto
     (non sai dove), in questa gran pace,
cantare cantare tra il folto,
     là, dei sanguini e delle acace;

t’ho presa — perdona, usignolo —
     una dolce nota, sol una,
ch’io canto tra me solo solo,
     nella sera, al lume di luna.

E pare una tremula bolla
     tra l’odore acuto del fieno,
un molle gorgoglio di polla,
     un lontano fischio di treno...

Chi passa, al morire del giorno,
     ch’ode un fischio lungo laggiù
riprende nel cuore il ritorno
     verso quello che non è più.