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Pagina:Canti di Castelvecchio.djvu/122


106 passeri a sera


Le case fece la tua gran mano
pei tetti, e i tetti per noi coprì.

Hai cibi grati per noi, che sono
grandi pel nostro piccolo becco:
giorno per giorno, rompi tu buono
con i tuoi denti stessi il pan secco;

spargi le bianche briciole, scuoti
la bianca tela, le spazzi fuori;
ma un po’ lontano, come è nei voti
di questi buoni tuoi peccatori;

che, sì, vediamo tutto da un ramo,
lieti, ma in cuore timidi un po’.

Ed altro pensi, che spetrerebbe
tra l’alte nubi l’aquila e il falco!
Tu prendi, appena sai che ci crebbe
famiglia, i chicchi d’oro dal palco;

esci all’aperto; spargi quei chicchi,
prodigo e cauto, tra due filari;
anzi, a che l’oro meglio ne spicchi
su quel pulito, v’erpichi ed ari.

E noi da un ramo, comodi, udiamo
quelle tue lunghe grida, Bi... Ro...

Vero che a volte ce li nascondi,
quei chicchi; vero; ma fai per giuoco.
Ma ecco, a volte son così fondi,
che noi diremmo, Badaci un poco!