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Pagina:Canti di Castelvecchio.djvu/119



la canzone dell'ulivo 103


Tra i massi s’avvinchia, e non cede,
se i massi non cedono, al vento.
Lì, soffre, ma cresce, nè chiede
      più ciò che non volle.

L’ulivo che soffre ma bea,
che ciò ch’è più duro, ciò crea
      che scorre più molle.

V


Per sè, c’è chi semina i biondi
solleciti grani cui copra
la neve del verno e cui mondi
      lo zefiro estivo.

Per sé, c’è chi pianta l’alloro
che presto l’ombreggi e che sopra
lui regni, al sussurro canoro
      del labile rivo.

Non male. Noi mèsse pei figli,
noi, ombra pei figli de’ figli,
      piantiamo l’ulivo!

VI


Voi, alberi sùbiti, date
pur ombra a chi pianta ed innesta;
voi, frutto; e le brevi fiammate
      col rombo seguace!