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severità, che non avvi nazione la quale non si rechi a gloria il poter vantare d’avere avuto sulla bella Italia anche brevissimo il possesso, poiché sereno cielo, fertile suolo, ricchezza, scienza, tutto in se accoglie questa madre augusta; e lunghe guerre, e sommi danni fu forza di sostenere pei vicendevoli loro sforzi nel consultarla. Ma vengano fra noi pacifici li viaggiatori, e del bel suolo che noi abitiamo l’amenità li ristori, purché invido non volgano lo sguardo a danno nostro. Vengano, ed il cuore di fratello e le solerti affettuose cure dell’amicizia troveranno fra’ nostri tetti. Se sincero sia il bacio di pace che a noi porgeranno, non più li sovverta il furore di nazionale gelosia, non la smania di satirizzare sferzando; non condannino gli uomini per classe, perchè sebbene alcuni difetti siano inerenti più ad una che ad altra tal classe, vi hanno nullameno in tutte uomini la cui virtù s’innalza gigante sul vizio che la circonda; e la virtù nobilita sempre ed abbellisce ogni anima. La religione santa che noi professiamo e la maestà de’ suoi riti non censurino; non osino di turbare il giusto o l’afflitto che a piè degli altari versa il suo cuore in seno a Dio; non ci eccitino alle rivolte per renderci poi vittime di una fatale credulità, ma tranquilli e docili agli studj nostri ci lascino attendere almeno, senza invidiarci quello splendore che sulle lettere e sulle scienze dagli Italiani si sparse in ogni secolo.