Pagina:Campanella, Tommaso – Poesie, 1915 – BEIC 1777758.djvu/101


scelta di poesie filosofiche 95

Ti puoi guardar: son facili a piegarsi
questi, e i samaritani a’ farisei,
che sé ingannano e gli altri, Dio prepose.
Né a voce, né a’ miracoli provarsi
bontá si dee, ma in fatti 2: tanti dèi
questa falsa misura in terra pose.

1. «Publicani et meretrices praecedent vos in regno Dei», fu detto a questa gente.

2. «Non qui dicunt: — Domine, Domine, et nonne in nomine tuo prophetavimus et miracuta fecimus? — sed ab operibus cognoscetis eos». Tutta la dottrina di questo sonetto si truova nel Vangelo.

44

De’ medesimi

Nessun ti verrá a dire: — Io son sofista: —
ma di perfidie la scuola piú fina
larve e bugie sottil dá per dottrina,
e vuol esser tenuta evangelista.
Ma l’Aretino con sua setta trista,
che bevetter di cinici in cantina,
di sue ciarle mostrando fiori e spina,
di bene e mal ci fa tutto una lista,
per giuoco, non per fraude; ed ha a vergogna
parer men tristo degli altri c’han doglia
che di tant’arte si scuopra la fogna;
onde serrati le bocche altrui, e si spoglia
ognor il libro, e veste di menzogna,
citato in testimon contro lor voglia.

Coll’esempio dell’Aretino, che fu scelerato scoperto, e prese il bene e ’l male in un fascio per scherzo, e non vendette la sua scelerataggine per santitá, ma per quel ch’era, mostra che sono piú tristi gli ipocriti, che fingono santitá per ingannare e non vogliono