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lettere 345

mori. Perché, sendo eletto il padre maestro Mallet per provinciale, il padre generale non lo volle confirmar in quattro mesi, non ci essendo vizio nell’eletto né in la elezione. E però il Cardinal e ’l re ordinâro ch’eseguisca il suo officio secondo la bolla di Paolo II. Ed ora il padre generale mandò una scomunica contra chi l’obedisce; ed un breve apostolico, che eserciti l’officio di provinciale un altro maestro suo contrario. E non è obedito il breve né la scomunica. E ’l Cardinal duca scriverá a Vostra Eminenza le ragioni. Però li sia avvisato. E non lasci correr le passioni altrui per ragioni. Io sempre avvisarei: e con veritá, perché non pesco dignitá qui, ma solo il servizio di Nostro Signore. Ma nescímus si sumus digni amore vel odio. Però taccio. Se voi ch’io stampi le cose di Sua Beatitudine col Commento, lo farò. Resto al suo comando, e prego Dio per Sua Beatitudine e casa Barberina. Si ricordi ordinar ad altro mi dia la solita lemosina, non ci essendo piú qui monsignor Mazarini che mi donò per tutto il mese di gennaro. E la pension del re si paga tardi e con stento. Consideri Vostra Eminenza che il centone De praedestinatione ex verbis divi Thomae è di tanta importanza che con facilitá risponde ad ogni argomento eretico, e consola le conscienze e mette pace tra la republica e la religione di Dio, insperata secondo l’opinioni correnti, facilissima secondo la mia. E s’altro avesse fatto ch’io sventurato. Vostra Eminenza li darebbe il suo cappello, quando leggerá etc. Io solo desidero la gloria di Dio e di Nostro Signore ed a Vostra Eminenza ogni bene, e per me la fatica utile.

Prostrato in terra abbraccio i piedi di Nostro Signore, pregandolo che faccia conoscer a Vostra Eminenza la mia ingenuitá, e che non mi vituperi nel ben ch’io faccio, se prima non è certa ch’io mento, come dice la fraudolenta malizia: «et quae noluit intelligere ut bene ageret».

 Parigi, 21 aprile 1636.

Servitore umilissimo, fedelissimo, veracissimo
Fra Tomaso Campanella.