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330 t. campanella


XCV

Al medesimo

Si occupa in tutta la lettera della stampa dell ’Atheismus triumphatus
e della conversione degli eretici e degl’infedeli.

          Illustrissimo e reverendissimo
               signore padrone osservandissimo,

Scrivendo a Vostra Signoria illustrissima intendo scriver a tutta la santa congregazione de propaganda fide, avvisando che io, minimo servo di santa Chiesa, avendo disputato piú volte con gli eretici di Francia, ho trovato che molti son ateisti: e però s’accommodano alla setta nella quale vivon piú commodamente, e contra questi non c’è rimedio, se non quel libro che scrissi De agnoscenda religione secundum omnes scientias, idest Atheismus triumphatus, che stampai in Roma. E Sua Beatitudine ha fatto punto, perché un paragrafo parea contra la bulla fatta adversus iudiciarios mentre dice che «etiam secundum astrologos quibus non credendum, sed ex eis contra atheos arguendum ad hominem, nostra religio non est in decremento sed in augmento». E Sua Beatitudine volle che io levassi via il prognostico in chi mi fondavo a dire che la religione è crescente; e ’l padre Mostro poi voleva ch’io levassi via tutti luochi dove argumento contra etnici ex dictis astrologorum et praecipue contra Mahometum. E perché questo è un levar via il massimo luoco teologico, come dice Melchior Cano, — «Goliam proprio gladio confodere», — e favorir a manichei dicenti che Mosè e san Matteo errâro ponendo l’astrologismo di Balaam e la nova stella; io non sequitai, pensando trattar con Sua Beatitudine, ma la persecuzione no ’l permise. Però io ristamparò questo libro desideratissimo; ma con la correzione di Nostro Signore chi leva via il pronosticare, ma non l’argomentare ex dictis astrologorum et haereticorum et etfhnicorum, come fe’ san Paolo, e poi tutti i padri e san Tomaso.