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316 | t. campanella |
scriva che lasci di molestarmi a torto ed a nome vostro, né voglio altro; e parlarò col re senza dir male e con gloria di Vostra Eminenza sempre, come l’ho fatto contra tutti contradicenti, quando gli altri vostri taceno per non guastarsi la menestra.
Resto con obligo infinito a Vostra Eminenza, e la prego che mi tenga per omo che osservo quel che scrissi in Moralibus, né lascio l’ingenuitá mia in preda dell’indiscrezione. Le bacio le sacre vesti umilmente.
Parigi, 3 luglio 1635.
Di V. E. |
XCI
A monsignor Niccolò Claudio Farri di Peiresc
Si difende con molto calore dalle quattro accuse
che gli danno i suoi nemici.
Illustrissimo e reverendissimo
signore e padrone colendissimo,
L’officiosissima e gratissima delli 3 di luglio ho letto con piacer singolare, sí per quanto conosco da quella la molta affezione e gelosia che porta Vostra Signoria illustrissima e reverendissima a me ed alle cose mie, e che non lascia per questo ammirabil zelo e filosofico animo di non avvisarmi quello ch’ad altri sarebbe causa di cordoglio e dispetto; sí anche perché, esaminando me stesso, mi trovo a punto di quella maniera che Vostra Signoria illustrissima desidera e cerca farmi. E sol mi duole che non mi conosce ancora per fatto tutto a suo gusto, e perché, secondo comprendo, di