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Pagina:Campana - Il più lungo giorno, manoscritto, 1913.djvu/25


a lui. Faust era giovine e bello. In un giorno come quello dalla saletta tappezzata tutta rossa tra i i rintornelli di un organo automatico e una decorazione floreale udivo scorrere la folla sotto i portici e il rumore cupo dell'inverno. Era giovane la mano non mai quieta a sostenere il viso indeciso gentile di ansia e di stanchezza. Prestavo allora il mio enigma alle sartine levigate e flessuose consacrate dalla mia ansia del supremo amore dell'ansia della mia fanciullezza tormentosa assetata. Tutto era mistero per me la via vita era tutta «una ansia del segreto delle stelle tutto un chinarsi sull'abisso» Ero bello di tormento inquieto pallido assetato errante dietro le larve del mistero. Poi fuggii. mi persi per il tumulto de le città colossali vidi le cattedrali bianche levarsi