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scultore, lavorò in cera ritratti simigliantissimi, ad esempio di Alessandro Abbondio, il quale mescolava i colori con la cera, tanto che riuscivano dipinti al naturale; Anna Maria Scurmana, nata a Utrecht nel 1607, morta sessagenaria: di sei anni disegnava; riuscì meravigliosa nel dipinger fiori e nello scolpire in legno e cera ritratti naturali; dotta in molte lingue, in filosofia e in teologia; fortissima nelle dispute, e sgarava i più eruditi e pronti. Anna Metrana, torinese, figlia ed emula della madre, grande pittrice, mirabile nei ritratti. Anna Smyters, di Gand, moglie di Giovanni Heer, primario scultore di Fiandra, e madre di Luca, valente pittore e poeta, si dilettò istoriare quadretti di minutissime e quasi invisibili figure: fra l’altre cose dipinse un molino a vento con le sue ali distese, il mugnaio con un sacco in spalla, un cavallo, un carro, e gente che passava lì presso, e tutto il lavoro si poteva coprire con un chicco di fava. Antonia Pinelli, bolognese, discepola di Lodovico Caracci, sopra i disegni del maestro, nella chiesa dell’Annunziata in Bologna, dipinse la tavola del San Giovanni, ove ritrasse ai piedi sè stessa e Giovanni Battista Bertuno suo consorte e degno pittore. Antonia Gentileschi, pisana, figlia e discepola d’Orazio, lavorò, non solo bellissimi ritratti, ma ancora, come dicevano allora, quadri storiati. — Quattro Caterine: la Cantoni, nobile milanese, ma più nobile per il disegno e per il ricamo, rappresentando nell’una e nell’altra parte delle tele le figure perfettamente effigiate; ridusse l’arte sua sino a fare ritratti al naturale che sembravano piuttosto condotti dal pennello che trapunti dall’ago: fiorì l’anno 1590. La Ginnasi, romana, col disegno del Lanfranchi condusse tutte