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Eleonora d’Arborea. 113


Tosto la fulminea donna respinse l’inumano patto e vestita di corazza ed impugnato il brando corse col fido nerbo delle sue milizie a fiaccare la tracotanza aragonese, emulando gli esempi del padre e del fratello.

Durarono due anni le pugne, nelle quali trionfò della forza e delle scaltrezze del potente inimico; e sui combattuti campi di Sanluri, fra i merli del conteso e conquistato castello sarà eternamente ricordata la prodigiosa bravura con cui ella sapeva combattere e capitanar battaglie.

Finalmente fermata la pace fra il Giudicato di Arborea e gli Aragonesi, (1386) potè la magnanima eroina riabbracciare il sospirato consorte, senza offendere la libertà dei figli e la dignità della sua stirpe. Così operando riduceva ad unità politica le genti dell’isola, come, ai tempi di Eleonora, faceva in Lombardia il Duca Gian Galeazzo Visconti, che intorno al suo scettro seppe col valore guerresco unire tante provincie diverse d’Italia. La pace cogli Aragonesi fu breve — La Casa d’Arborea tornò a nuove battaglie, le quali Eleonora lasciò condurre al valoroso consorte, (1390) applicandosi essa ad amministrare lo Stato con la saviezza di buone leggi e meritare dalla storia il titolo di legislatrice, come si era acquistato quello di potente guerriera.

Una peste letale nel 1404 desolava la Sardegna coprendola di orrenda strage, e la morte entrata in Oristano mieteva moltitudine di vittime. Allora la guerriera e la legislatrice tutta fu intesa a provveder spedali, ad accorrere con medici e farmachi dove più il morbo infieriva e qui assisteva ai miseri appestati, là ricoverava gli orfani, largheggiando di affetti e di soccorsi, e tale divenne che oggi sa-