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Gaudenzio dovette per forza accettare il bicchierino offertogli, e l’altro con una parlantina da bambolone si sbottonò.

— Io sono Jacopo Noretti impiegato alla Prefettura di Pavia, — e porse la sua carta di visita a Gaudenzio, continuando:

— Ora mi conoscono, e non faremo complimenti. Sono in viaggio per divagarmi: ho dei dispiaceri... delle amarezze...

E lasciò lì il discorso con uno dei soliti gesti disordinati, ricolmò i bicchieri e bevette subito, in un fiato.

— E lei — chiese Gibella — si ferma qui a Orta?

— Non lo so; aspetto una persona... una persona che mi interessa... e poi, chissà come andrà!

E qui il signor Noretti si rifece cupo, e sbarrò gli occhi nel vuoto, rimanendo per qualche minuto assorto in un profondo pensiero.

Quando rinvenne, asciugò la bottiglia dell’ultimo bicchiere.

Quel barolo secco, alcoolico, aveva alquanto riscaldato lo stomaco semidigiuno di Sor Gaudenzio mettendogli un zinzino di buon umore, e così, per amichevole ricambio, ordinò anch’egli una bottiglia,