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Il dentista era alloggiato in una locanda di poco lontana; erano appena le sette, ma Gaudenzio pensò che era meglio approfittare del buon proposito, e tutti e due si incamminarono giù per la viuzza indicata, finchè giunsero alla locanda del Cannon d’Oro.

L’è chi! — disse Gaudenzio, ed entrò seguito da Martina, che gli andava dietro imbambolata dal male e dalla paura.

Il dentista era sopra nella sua camera, e stava disponendo la cassetta dei suoi empiastri per andarsene alla piazza. Nel frattempo si bisticciava con la moglie, una donnaccia che pareva un orco, grassa, discinta, con due zinne sbardellate che le cascavano sulla pancia come grembiale di Kanguro.

Il dottore in un momento di collera stava per mollare un manrovescio alla sua metà, quando sentì bussare all’uscio. Rimandò lo schiaffo a miglior momento, ed andò ad aprire.

Gaudenzio entrò il primo, un po’ imbarazzato perchè di fuori aveva fiutato il battibecco, e togliendosi il cappello, disse:

Che scusi... l’è lui il dentista?

— Per servirla, venga pure avanti.

Vegn’inanz! — disse il droghiere alla moglie