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dialogo i. 29
l’istessa verità increata, ed è causa del tutto: atteso che per essa le cose vere son vere, e tutto quel ch’è, è veramente quel tanto ch’è. La seconda è verità inferiore, la quale nè fa le cose vere, nè è le cose vere, ma pende, e prodotta, formata ed informata dalle cose vere, ed apprende quelle non in verità, ma in specie e similitudine: perchè nella mente nostra, dov’è la scienza dell’oro non si trova l’oro in verità, ma solamente in specie e similitudine. Si ch’è una sorte di verità, la quale è causa delle cose, e si trova sopra tutte le cose; un’altra sorte, che si trova ne le cose ed è delle cose; ed è un’altra terza ed ultima; la quale è dopo le cose e da le cose. La prima ha nome di causa, la seconda ha nome di cosa, la terza ha nome di cognizione. La verità nel primo modo è nel mondo archetipo ideale significata per un delle Sefiroth. Nel secondo modo è nella prima sedia, dov’è il cardine del cielo a noi supremo. Nel terzo modo è nella detta sedia, che prossimamente da questo corporeo cielo influisce nelli cervelli nostri, dov’è l’ignoranza, stoltizia, asinità, e onde è stata discacciata l’orsa maggiore. Come dunque la verità reale e naturale è esaminata per la verità nozionale, e questa ha quella per oggetto, e quella mediante la sua specie ha questa per suggetto, così è bisogno, che a quella abitazione questa sia vicina e congionta.
Seb.
Voi dite bene, che secondo l’ordine della natura sono prossimi la verità e l’ignoranza o asinità: come sono talvolta uniti l’oggetto, l’atto e la potenza. Ma fate ora chiaro, perchè più tosto volete far gionta e vicina l’ignoranza o asinità, che la scienza, o cognizione! atteso che tanto manca, che l’ignoranza e pazzia debbano esser prossime e come coabitatrici della verità, che ne denno essere a tutta distanza lontane, perchè denno esser gionte alla falsità, conte cose appartenenti ad ordine contrario.