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tesimo dei Battista, e su la vôlta del presbiterio la gloria di S. Sabino martire.

Il battistero fu eretto nel 1594, nel qual anno medesimo si fece anche il tabernacolo di legno dorato e dipinto che quasi costò 1200 scudi d’oro raccolti per oblazioni dei borghigiani. Nel tabernacolo si conservano le molte reliquie recate da Roma nel 1541 da Luca Tosi monaco di S. Saba, e a dimostrare quale fosse la fede di que’ tempi mi piace di accennarne alcune citate negli atti di visita a Busto del 1603 esistenti presso la Curia arcivescovile.

De sepulcris Domini in monte Calvario
De pane Beatae Mariae Virginis
De rosa seu viola plantata a Maria Virgine.
De incenso oblato a Magis.
De lapide unde Moyses eduxit aquas in deserto.

Aveva inoltre arredi sacri, di serico velluto ricamato in oro, consistenti in un pallio, una pianeta, due dalmatiche ed un piviale su cui leggevasi il molto mit zait;1 cose tutte donate alla collegiata dalla duchessa di Milano, in benemerenza del cordiale accoglimento che ella ricevette nell’occasione di una sua visita a Busto. Ma di tutto ciò non rimane oggidì alcuna traccia. Nella chiesa di S. Giovanni, che era già detta basilica fin dal 1243 come appare da un documento di quell’anno, eranvi i sepolcri della società di S. Orsola de’ Bonsignori, de’ Crespi, de’ Ferrari, de’ Pozzi e de’ Rauli.

Sopra una parete della cappella dell’ossario che fiancheggia l’estremità del lato destro di chi entra nella basilica vi è un epigrafe così formulata: Traesti da

  1. Mit zait, cioè con tempo. Questo motto che scorgesi anche in qualche stemma su la Loggia degli Osii in Milano e in altri di famiglie nobili contiene un augurio di future grandezze.