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Crespi paroco in luogo l’aperse all’uso commune. Francesco Crespi, altro de’ paroci a lui successi l’arricchì di una copiosa nuova suppellettile. Accresciuta dalla generosità dei Bustesi, comprendeva nei primordj del secolo XVII molti manoscritti, oltre un notabile corredo di volumi stampati, fra cui contavansi degli incunaboli. I copiosi avanzi di questa libreria che oggidì trovansi presso la chiesa, di S. Giovanni, meriterebbero d’esser posti in evidenza ed usufruiti.

Ecco in qual modo, concettizzava il Bossi, nel suo manoscritto su le particolarità dell’Insubria:

Vitis, ubi sita sum, lapidumque manebat acervus;
     Cerne quid ars possit, artificumque labor!
Albertus Crispus legando quicquid haberet
     Librorum, ut struer, tam bona causa fuit
At Bernardinus me erexit, Crispus et ipse:
     Ambo sacri, hic pastor pastor et ille fuit.
Me Crispus Franciscus item, qui pastor et ipse est,
     Librorum multa condecoravit ope.
Hi quia tres docti, populus quia largus et iste,
     Condita sum: Crispis debeor Bustigenis.

Molto famigliare e durevole fu presso i Bustesi l’uso delle fionde. Così pure nel secolo XV si abbandonavano talvolta al giuoco del pugillo, avanzo di tradizioni romane. Nel 1478 una grida del 20 di luglio, proibì il giuoco della pugna sì nella città, come nella campagna sotto pena di tre tratti di corda e dieci fiorini, e fu poi rinnovata cinque anni dopo con l’aggiunta “se serano i rei puti picholi che non habiano pagura, serano scorezati e stafilati molto bene”. Questo uso malaugurato, indizio forse di una natura battagliera, non può dirsi spento nei dintorni di Busto, ma alcuna traccia ne’ appariva in qualche ricorrenza di feste, allorchè giovani