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vernative si rivolsero al clero, perchè eccitasse i giovani di varie provincie dell'impero e segnatamente quelle della Stiria a farsi gregarj dell'esercito, promettendo loro, a simiglianza di quanto operarono li antichi conquistatori, una lauta messe su le sustanze de'vinti. E perciò li Stiriani, uomini superbi di sè stessi, chiamati per antonomasia i cappellit dalla foggia onde coprivano il capo, allorchè passarono per Busto, s'astennero dal recarvi danno, ma ebbero a dire: Bustesi, i vostri terreni e le vostre case sono state promesse a noi in ricompensa: l'imperatore lo ha detto. Fatale promessa! perchè il 23 di marzo di quell'anno stesso dovettero far terribile prova di sè nel combattimento alla Bicocca, dove i loro cadaveri copersero una via profonda, ammucchiati come fascine di legna rovesciate da un carro. Tanto spazzo di gente fece la scheggia di ben appostato cannone! Quel luogo fu da'Piemontesi quattro volte preso e altretante perduto, finchè l'arrivo del principal corpo nemico decise la sorte dell'armi, e l'esercito sardo si ritirò sotto le mura di Novara, dove toccò il noto disastro, e caddero da eroi i generali Perrone e Passalacqua.

Il re Carlo Alberto inviò allora al Feld-Maresciallo Radetzky il generale Cossato, affine di ottenere un armistizio. Tornato questi la sera stessa di quel giorno apportatore di condizioni incompatibili, il re convocò un consiglio di guerra, pe'l quale si convinse essere impossibile riprendere le ostilità ed opporsi efficacemente al nemico. Udito adunque il parere del consiglio, così parlò: — “Ho sempre fatto ogni possibile sforzo da 48 anni a questa parte per il vantaggio dei popoli; mi è dolorosissimo vedere le mie speranze fallite, non tanto per me, quanto per il paese; non ho potuto trovare la morte su'l campo di battaglia, come l'avrei de-